Elenco ragionato delle opere di Shingo Araki

INTRODUZIONE: IL PERCHÉ DI UN ELENCO RAGIONATO

Ho saputo della morte del maestro Araki lo scorso due dicembre; un giorno dopo la sua scomparsa. Sapevo che era l’artefice della straordinaria bellezza dei miei Cavalieri, così come di quella di Lady Oscar e di molti, moltissimi altri. Fremevo anch’io, come tante persone che avevano amato i personaggi usciti dalla sua matita, nella volontà di creare qualcosa per rendergli omaggio, per dirgli semplicemente “grazie”, per aver dato volto ai miei sogni, alle mie aspirazioni di bambina e non solo…

Girovagando sul web, avevo trovato tanti bei tributi in onore del maestro: disegni, video, saluti, dediche scritte sui blog, articoli che ricordavano la sua carriera e altro ancora; ognuno a suo modo gli aveva dato il proprio saluto. Io pensai di fare un video, che mostrasse la sua abilità di animatore attraverso le opere più importanti della sua carriera; ritenevo di conoscerne la maggior parte, di essere piuttosto ferrata su alcune in particolare, e l’impresa partì. Il viaggio è stato bellissimo, ma non semplice, anche perché l’obiettivo che mie ero prefissata si è in parte modificato in corso d’opera, portandomi a “destinazioni” che inizialmente non pensavo certo di esplorare. Al di là dei lavori di Araki che già conoscevo e delle scene che la mia mente aveva fin da subito selezionato per inserire nel video, volevo avere un quadro completo su quanto aveva fatto; volevo vedere quanto non avevo visto, riguardare quanto mi era sembrato così bello o addirittura quanto non avevo apprezzato a suo tempo, per poi creare un montaggio il più possibile sintetico e completo.

Nel ricercare le opere e nel dover selezionare le scene per il video, mi sono trovata di fronte a non pochi problemi; questo perché:

  1. Volevo mostrare cartoni in cui il maestro aveva lavorato in maniera significativa e/o che comunque erano stati importanti per la sua carriera;
  2. Volevo mostrare scene che fossero di sua mano.

È infatti ben noto che molte sono le mani e i ruoli per lavorare ad un anime e, anche nel nostro caso, non sempre l’apporto del maestro è stato lo stesso. Ora, quando ci si trova a presentare immagini o sequenze di serie film o altro, in onore di un determinato soggetto e ciò che si fa vedere non è in realtà attribuibile a lui, il lavoro è inutile.

Purtroppo sul web non è raro imbattersi in immagini, scene di anime o altro, attribuiti ad Araki, ma in realtà non usciti dalla sua matita. A volte, ho addirittura avuto l’impressione che, nell’apprezzabile tentativo di mostrarne la bravura, siano state scelte illustrazioni esemplificative semplicemente belle, ma non necessariamente sue. Faccio un esempio molto semplice: esistono due serie di “Rocky Joe”; Araki lavorò come sakkan, collaborò come regista generale e animatore chiave esclusivamente alla prima, ma in più di un sito dedicato alle sue opere si trovano immagini, sicuramente poetiche e d'effetto, ma relative alla seconda. Mi pare ovvio che questo contribuisca a imbrogliare le carte... Certo, alle volte, molti errori vengono fatti in buona fede, perché nella fretta, ad esempio, di fare un tributo tempestivo, ci si affida a informazioni non ufficiali ricavate dal primo elenco che si trova sul web, senza verificarne troppo l’attendibilità; inoltre basta che circoli anche una sola fonte sbagliata, per contagiarne, anche inconsapevolmente, un’altra.

Per “amor del vero”, ho cominciato un lungo e non sempre facile lavoro di ricerca, volto a rintracciare con precisione le opere create e i ruoli rivestiti in esse da Araki durante la sua carriera. Per far questo, però, avevo bisogno di fonti ufficiali, voci “sicure”, che confermassero o smentissero quanto via via riuscissi a trovare e comunque da citare espressamente. Non me ne vogliano i fan, fondatori di siti o blog, i redattori di articoli e delle famose enciclopedie on-line come “Wikipedia”, se non mi sono del tutto fidata delle loro informazioni e ho preteso di approfondirle, perché è GRAZIE A LORO se sono riuscita a creare un primo quadro completo. Il vero problema, di nuovo, riguarda le fonti di riferimento e la mia diffidenza è nata da questo: il non sapere da dove certe notizie erano state prese e se quindi potevano dirsi attendibili.

Dunque: a quali “fonti" affidarsi? Nel nostro caso, ho ritenuto sicure: pubblicazioni, siti ufficiali di autori, di case di produzione o di reti giapponesi, ma anche titoli di testa e di coda originali di anime, OAV, film; copertine di CD,VHS, DVD originali.

Vi sono, in realtà, dei siti non ufficiali che, pur non citando le fonti o per lo meno non tutte, si sono rivelati generalmente, se non addirittura completamente, affidabili, ma sono riuscita a valutarlo solo a lavoro ultimato; all’inizio tutte le informazioni erano sullo stesso piano.

A dare una dritta concreta al mio lavoro è stata una pubblicazione, custodita e mantenuta come una reliquia fin dai miei tredici anni: il n° 21 di “Mangazine”, edito dalla Granata Press nel lontano febbraio 1993, al cui interno era presente un’intervista fatta a Shingo Araki da Federico Colpi, intenditore e promotore di manga e di anime giapponesi in Italia. In queste pagine erano riportate, a margine dell’intervista, tutte le opere del maestro e il ruolo che egli vi aveva rivestito, insieme a sintetiche informazioni o curiosità sui lavori. Rimanevano da trovare, però, fonti ufficiali per i lavori successivi al 1992 (l’elenco di Colpi arrivava fino a lì) e che comunque affiancassero l’elenco stilato da lui. Insomma, sembrerò paranoica, ma, per l’attribuzione sicura di un’opera, ho preteso di avere in mano almeno due fonti sicure. Per averle non mi è bastato neppure tirar giù VHS e DVD dagli scaffali o riguardarmi titoli di testa e di coda dei lavori in italiano da “You tube”; non tutti si trovano e moltissime delle opere di Araki non sono arrivate in Italia; quindi, semmai si riesce a scovarle in originale, per cercare quanto ci serve bisogna familiarizzare con la lingua d’origine: il giapponese... Alla fine, però, le informazioni da rintracciare erano sempre le stesse e i caratteri che le contrassegnavano piano piano sono apparsi sempre più riconoscibili e leggibili. È cominciata un’avventura che poi mi ha aperto nuove prospettive: muoversi sul sito ufficiale della Toei, della TMS o della Mushi o su altri del Sol Levante non era impossibile, ma anzi piuttosto intrigante…

In breve ho imparato a ricavare i dati che mi servivano dalle schede in giapponese degli anime, trovate grazie al motore di ricerca dei siti ufficiali, che, in quanto tali, potevano fornirmi molte di quelle informazioni sicure che cercavo. Molte, ma non tutte. Le schede delle case di produzione riportano i nomi di uno staff essenziale, in cui sono indicati solo gli addetti principali alla produzione. Spesso, infatti, chi opera, ad esempio, come key animator, semplice disegnatore o magari si occupa del layout non viene segnalato; a volte vi si leggono i nomi dei principali animatori, ma non quello del character designer. Faccio un esempio concreto: se andiamo a leggere la scheda della TMS sulla prima serie di “Kyojin no hoshi” (in Italia “Tommy, la stella dei Giants”), il nome di Araki non compare. Eppure, stando a Colpi, il maestro vi rivestì il ruolo di disegnatore, ritenuto però secondario dai compilatori della scheda e quindi non menzionato; ciò non toglie che il maestro abbia partecipato alla produzione. Dunque, anche quanto ricavato da queste schede, spesso si è rivelato insufficiente.

È stata quindi necessaria un’altra fonte, scovata provvidenzialmente come collegamento, spulciando Wikipedia in giapponese al nome del maestro: si tratta del suo sito ufficiale: “Arakishingo.com”. Qui, a una prima occhiata, sembravano effettivamente riportate tutte le sue opere, i ruoli da lui di rivestiti e il periodo di uscita in Giappone di serie, OAV e film; vi erano anche i lavori rimasti inediti e quelli di graphic novel. Inoltre la maggior parte dei dati sembravano combaciare con quelli forniti da Colpi; le divergenze potevano essere confrontate con quanto espresso su altre fonti ufficiali e, nel peggiore dei casi, essere riportate come tali.

Alcune di queste, inoltre, mio avviso si sono rivelate solo apparenti. Per quanto riguarda il ruolo rivestito da Araki, infatti, Colpi parla spesso genericamente di “disegnatore”, mentre sul sito ufficiale si tende a definirlo in maniera più specifica ora come “sakuga” (作画), cioè colui che realizza semplici disegni, ora come “genga” (原画) colui che si occupa dei disegni-chiave dell’animazione; i termini non sembrano, però, necessariamente in contraddizione.

Per un momento mi sono illusa che, incrociando e confrontando le liste di opere trovate in giro per web e quelle sulle fonti ufficiali, potessi essere a posto… In realtà, raffrontando tra loro proprio le fonti ufficiali, mi sono trovata di fronte a qualche lacuna, ora nell’una, ora nell’altra. Colpi non segnalava, ad esempio, la serie del “Galaxy express”, scovata invece su “Arakishingo.com” e sicuramente attribuibile al maestro, grazie anche alla scheda della Toei, che lo segnala come character designer. Al contrario, proprio sul suo sito ufficiale, mancano alcune coproduzioni con la Francia e con gli Stati Uniti come “Chansonne Nono”, “Heatchcliff”, “The Adventures of the American Rabbit” e altri ancora, forse perché non andate in onda in Giappone o comunque non indirizzate al mercato nazionale. In ogni caso, di fronte a queste lacune o incongruenze, ho ritenuto di dover controllare in maniera più approfondita anche tutte le opere che via via mi venivano segnalate dal web come attribuibili al maestro, ma che inizialmente avevo scartato, perché non indicate da Colpi o dal sito, per vedere se fosse possibile risalire almeno ad una fonte certa. Tra queste, in un secondo momento, si è inserito anche l’art book “Hikari” dedicato a “Saint Seiya”, nel quale è presente una tabella delle opere di animazione di Shingo Araki, realizzate fino al 2004. Tale tabella riporta i titoli per anno, indicandone la tipologia (anime per la TV, film, OAV, film pilota), la produzione e il ruolo rivestito dal maestro. Anche in questo caso, probabilmente per motivi di spazio, non sono stati indicati tutti i lavori, ma i più significativi; di questi, comunque, i dati riguardanti i ruoli concordano nella sostanza con quanto affermato da Colpi e da “Arakishingo.com”. L’“Hikari” è stato, quindi, utile come terza fonte ufficiale, che ha permesso di incrociare e verificare meglio i dati a disposizione, soprattutto per quanto riguarda gli anni dal 1993 al 2004.

D’altra parte, laddove non sono riuscita a trovare prove “certe” dell’appartenenza di un determinato lavoro ad Araki, ho ritenuto non giusto non menzionarlo per niente, perché magari, al momento, quelle informazioni non si trovano sulle fonti che io ho a disposizione, ma che qualcun altro può avere e che quindi può aver legittimamente divulgato. Faccio il solito esempio concreto, prendendo uno dei casi più estremi, per vedere di essere più chiara: moltissimi siti, per lo più occidentali, sostengono che il character designer di “Lalabel” sia Shingo Araki. Di quest’opera però non parla né Colpi né il sito di Araki né l’“Hikari” né il nome del maestro figura alla voce “character design” sulla scheda dell’anime della Toei, in cui, alla detta voce, è presente il solo Mitsuo Shindo, mentre come mecha designer è indicato Eiji Ito. Come se non bastasse, delle pagine web in giapponese che parlano dell’anime in questione, nessuna menziona “Shingo Araki”. Inoltre, il fatto che ne parlino “moltissimi siti”, per lo più della stessa area linguistica e geografica, conta relativamente, perché, una volta che un’informazione sbagliata è presente sul web, può “contagiare” chi legge e chi scrive all’infinito. D’altra parte, non potendo verificare su una fonte ufficiale tutto lo staff che ha lavorato a “Lalabel”, non posso escludere totalmente l’ipotesi, riportata e presa per vera da tanti, che il maestro vi abbia preso parte. Naturalmente, però, non posso neppure annoverarla tra quei lavori a cui il maestro certamente ha collaborato, ma dovrò magari segnalarla in una sezione separata spiegando la questione, le fonti e le ragioni di tale scelta.

ECCOCI ALL'ELENCO RAGIONATO, diviso in varie parti a seconda della piena attribuzione o meno dell’opera ad Araki ed al ruolo da lui rivestito secondo precise fonti; un elenco ragionato che mostri le incongruenze, faccia ipotesi di possibili soluzioni, ma renda chiaro ed evidente da dove provengano determinate deduzioni o affermazioni, facendo puntuale riferimento, appunto, a fonti autorevoli, ma, soprattutto, identificabili.

Tutto questo mi ha richiesto un lavoro che è andato ben oltre la realizzazione del video, ma che ho fatto col cuore, cercando di restituire un po’ di “verità” a quel mondo virtuale a cui tante volte ci rivolgiamo e ci affidiamo, ma anche e soprattutto alla memoria di una personalità come Shingo Araki, che non ha certamente bisogno di “opere in aggiunta” che testimonino la sua bravura.

Ora, il tendere verso una maggiore “verità”, non significa necessariamente conquistarla o conseguirla totalmente. Ciò che voglio dire è che il mio è un lavoro SICURAMENTE NON CONCLUSO E PERFETTIBILE e sarò lieta di collaborare con chi ne sa più di me e avrà la pazienza di scrivermi, magari segnalandomi qualcosa di cui non ho tenuto conto o una fonte più sicura e appropriata. Spero comunque di aver avviato una riflessione su una personalità che reputo di grande valore e che il mio lavoro possa essere (e diventare sempre più) un valido strumento critico con cui accostarsi alla sua opera e a quanto è presente sul web a riguardo.

 

Sakura Grazie Shingo Araki!

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